Numero ventuno

Jacopo

Appesa alla parete della sua camera c’era la fotografia in bianco e nero di quel vecchio molo, sul quale per molte estati aveva guardato l’orizzonte in compagnia dei suoi sogni e delle sue fantasie.

Poteva sentire ancora il rumore dei suoi passi su quelle assi di legno consumate dal tempo e il profumo di salsedine nell’aria, intenso, invadente.

Chiudendo gli occhi intravedeva ancora i pescatori attendere silenziosamente che qualcosa abboccasse, con lo sguardo verso l’acqua e i pensieri chissà dove.

Una vita fronte mare, senza porsi troppe domande, senza aver sete di inutili risposte.

Con la pelle consumata dal sole e dal quel vento umido che sembrava non invecchiare mai.

Le istantanee scattate dal cuore sono ossigeno per la vita.

Tratto dalla raccolta “RACCONTI PER ME