Numero ventotto

Numero ventotto

I cipressi costeggiavano la salita verso il vecchio borgo su ambo i lati, lasciando intravedere i campi avvolti dalla foschia di quell’inverno mite.

Con le gambe allenate da centinaia di chilometri percorsi su quelle colline, spingeva sui pedali alzandosi dal sellino della sua fedele bicicletta.

Gli piaceva sentire l’aria sulla faccia, la fatica nei muscoli, immaginare quelle strisce invisibili lasciate dai copertoni sull’asfalto disegnare il percorso della sua vita.

Quella vita che non era così facile come immaginava da ragazzo, che provava in tutti i modi a rovinare i suoi sogni, ma che in sella alla sua due ruote sembrava più bella e leggera.

Anche con la pioggia, con la nebbia o con il freddo, conosceva solo un modo per rendere omaggio a quel viaggio unico, continuare a pedalare.

A volte non si può scegliere la strada, ma si può decidere cosa guardare durante il tragitto.