Numero ventitré

Numero ventitré

Dietro quegli occhiali spessi c’era un viso da ventenne con lo sguardo timido, nascosto dal cappuccio alzato della felpa, il suo mantello dell’invisibilità.

Con i suoi capelli mossi raccolti in un’acconciatura improbabile camminava svelta verso il parco in periferia, ormai la sua seconda casa.

Nello zaino aveva un libro di poesie, un blocco da disegno e delle matite colorate, vie di fuga perfette per costruire un mondo a sua immagine e somiglianza.

Sognava una realtà che andasse oltre l’apparenza, che considerasse la sua sensibilità un dono e non una condanna.

Sognava di incontrare qualcuno che non si fermasse comodamente alla superficie, ma che avesse il coraggio di spingersi più in profondità.

Quello che a prima vista abbaglia non sempre ha la capacità di continuare a splendere.