Numero ventidue

Numero ventidue

La sveglia più dolce suonava quando le mani di suo figlio toccavano i suoi capelli ricci, accompagnate dalle prime parole consapevoli e dalla voglia di vivere di un bambino di un anno e mezzo.

Con quelle stesse mani aveva iniziato a scoprire il mondo, stringendo, accarezzando, crescendo ad una velocità che spesso poteva spaventare.

I peli grigi della sua barba e le rughe sulla sua fronte intanto gli indicavano lo scorrere degli anni, insegnandogli che in fondo, invecchiare, è un privilegio che non tutti hanno.

E non accettare che la natura faccia il suo corso è sostanzialmente grottesco oltre che inutile.

Così come vivere una vita non propria, omologandosi alla massa e a schemi predefiniti, sperperando il dono più pregiato, l’individualità.

Essere se stessi è l’unico modo per poter sorridere al tempo.