Numero trentaquattro

Enea

L’acqua sgorgava con impeto dai pluviali ossidati, infiltrandosi tra le fughe dei sampietrini prima di finire la propria corsa nel canale di scolo.

Il profumo del legno bagnato della scala che portava alla vecchia biblioteca invadeva l’aria circostante, rendendo meno inospitale quel vicolo rabbuiato dal cielo plumbeo.

Le gocce cadevano abbondanti sulle tegole della tettoia posta all’ingresso, cullando quella strana sensazione allo stomaco che percepiva da giorni.

Non aveva difese per quegli occhi.

E mentre la paura di cadere, di farsi male, tentava continuamente di dissuaderlo dal disfarsi da quella corazza che aveva indossato per anni, l’istinto non aveva nessuna intenzione di deludere il destino.

La pelle sente anche quello che la ragione non vuole ascoltare.

Tratto dalla raccolta “RACCONTI PER ME