Numero quarantadue

Numero quarantadue

La campanella era suonata da poco e decine di bambini erano già pronti a correre dietro al primo pallone rimediato nel parco di fronte alla scuola.

Nonostante l’erba alta alcune margherite emergevano dal prato, forse in attesa di sacrificarsi nelle mani di qualche innamorato insicuro pronto a riporre completamente la propria fiducia in quei petali bianchi.

Camminava lentamente godendosi quel tardo pomeriggio primaverile, con il viso rivolto al sole e molte speranze nelle tasche.

La paura di fallire era stata per anni la prigione perfetta per le sue idee, i suoi progetti, impantanandolo in quella palude desolata composta da alibi e scuse da ripetere continuamente a se stesso.

Fino a quello schianto, uno di quelli senza ritorno, uno di quelli in cui il dolore è così forte e intenso dal destare dal torpore, come se a volte ci fosse bisogno di sanguinare per riscoprirsi vivi.

Ogni volta che si attende il futuro per iniziare a vivere, a rimanere delusa è la vita stessa.