Numero nove

Filippo

Dalla finestra di casa riusciva a scorgere quella vecchia panchina sotto l’ulivo, scolpita da scritte anonime, intrisa di baci e promesse d’amore.

Il mare sullo sfondo quella mattina era grigio come il cielo, il profumo di salsedine non perdeva occasione per ricordargli lei, il suo sorriso, le sue smorfie.

Forse non voleva ammetterlo, ma in fondo stava ancora aspettando il suo ritorno, per scrivere un finale migliore, un finale degno di quegli abbracci in cui era bello dissolversi.

Quello che la mente non vuol dire lo urla il cuore, usando brividi e battiti come parole.

Tratto dalla raccolta “RACCONTI PER ME