CANTINA MONTEFORCHE. Una roccaforte del vino naturale nel cuore dei Colli Euganei.

CANTINA MONTEFORCHE.
Una roccaforte del vino naturale nel cuore dei Colli Euganei.

E’ in cima al colle Monteforche che Alfonso Soranzo dal 1997 lavora 6 ettari di terra coltivata a Merlot, Carmenere e Cabernet Franc insieme ai due vitigni identitari della regione, Garganega e Moscato Bianco.

Alfonso è un vignaiolo consapevole e attento, ha metodo e lavora secondo la concezione che il vino debba essere una trasposizione del terroir e non solo del territorio, s’impegna in vigna e in cantina nel non stravolgere i caratteri tipici del vitigno limitando a rame e zolfo i trattamenti, non ricorrendo all’irrigazione di soccorso ed affidandosi completamente al terreno e alla sua credenza.
La “venue” di questa chiacchierata è la sua vigna, le piante più anziane hanno venticinque anni, gli ultimi impianti quattro; passeggiando tra i filari mi racconta la sua storia produttiva comune a molti vignaioli che hanno sempre visto il padre fare il vino e che hanno abbracciato una passione per cucirsela addosso.
La prima vendemmia di Alfonso avviene nel 1999, dal metodo convenzionale passa al biologico con una piccola incursione nel biodinamico, sostituito dall’uso di un buon letame come concime e da una buona lavorazione dei suoli. Mi racconta dell’uva persa per via della peronospora e sorride nel dire “mi sono ostinato a trattare poco”; dal canto mio rispondo che d’altra parte il suo vino racconta senza sovrastrutture sé stesso.

La zona è di incredibile fascino e di grande vocazione vitivinicola.

“Abbiamo la fortuna di essere sulla cima della collina, ogni versante del comprensorio montuoso è diverso e questo ci permette di avere diversità di esposizione e condizioni climatiche che danno ai vini caratteristiche organolettiche diverse”.
Anche la composizione del terreno li rende unici: sul versante nord che guarda in direzione Vò, dove è impiantato il Cabernet Franc, il suolo è calcareo, originato dalla marna con sedimenti marini, mentre la zona sovrastante è composta da argilla e materia di origine vulcanica; due terreni così diversi e così vicini che donano alla vigna sentori propri.
“Anticamente qui era tutto mare, l’emissione lavica ha portato in superficie questi colli, ecco perché è presente un riaffioramento di silice e di sasso nero, qualche ciottolo è emerso e si trova in mezzo al calcare”.
Alfonso è convinto che nella zona dei Colli Euganei bisognerebbe comportarsi come in Francia, dividendo il terreno in cru, in particelle diverse, per dare valore alle diversità che un territorio così eterogeneo regala.
Parlando, prende in mano un pezzo di marna e ne mostra la consistenza, raccontandomi quanto è importante saper sfruttare le potenzialità del terreno, soprattutto alla luce del grande cambiamento climatico a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.
La vite è una pianta modesta, non necessita di grande quantità d’acqua o di nutrimento se cresce in una zona vocata; qui succede la stessa cosa, “la marna è un buona cosa perché trattenendo acqua mantiene le radici fresche”.  

“Sono fortemente contrario all’irrigazione di soccorso perché si penalizza la qualità del vino e le caratteristiche dell’annata, se l’annata è calda e siccitosa i vini sono diversi, questa è la bellezza. In questi anni il problema è l’alta gradazione alcolica, una volta fare un vino da 13 gradi era raro, adesso è necessario prestare attenzione a non vendemmiare tardi per non arrivare a 15 o 16 gradi di alcol svolto. La difficoltà è trovare il momento giusto, devi assaggiare costantemente l’uva, capire che idea hai e come vuoi lavorare in cantina, perché se vuoi lavorare con poca o senza solforosa, non usare lieviti selezionati e nutrimenti, il vino se è troppo maturo non fermenta, rimane dolce. Vendemmiando nel momento giusto, con ph più bassi e acidità più alta, si ottiene un vino meno alcolico e più equilibrato. Fino al 2020 usavo qualche grammo di solforosa, poi l’ho abbandonata completamente, e ho iniziato a produrre vino non filtrato e senza chiarifiche, seguendo il calendario di Maria Thun, erede di Steiner, per la fase di imbottigliamento.”

Mi spiega che il calendario biodinamico si sviluppa nell’arco del ciclo lunare periodico della durata di 27 giorni, il tempo che la luna impiega per girare intorno alla terra e in cui attraversa le fasi “crescente” e “calante” costruendo i nodi lunari.
Comprendo quanto il biodinamico sia un mondo affascinante e un po’ esoterico e parlando di energia cosmica e forza terrestre, ci accomodiamo nella piccola cucina della cantina, un luogo che sembra non aver attraversato il tempo, dove ci aspetta il vero protagonista: il vino.

Stappiamo CASSIARA 2019, Moscato Bianco e Garganega e CASSIARA 2020, due annate e due vini completamente diversi, complice non solo un anno di invecchiamento in più ma anche la totale assenza di anidride solforosa nell’annata 2020, che si presenta leggermente “pétillant”.
E a proposito dell’aggiunta di anidride solforosa racconta:
“Esistono grandi vini e vini estremamente territoriali che presentano solforosa, le scelte del produttore devono essere rispettate, l’importante è che queste scelte si avvicinino il più possibile a portare il territorio nel bicchiere; ma sono anche fermamente convinto che un vino vive perché ha una sua vitalità, legata all’energia e al luogo a cui appartiene”.

Stappiamo i rossi: CARANTINA 2018, 100% Merlot.
“Merlot un po’ atipico rispetto a quello tradizionale dei Colli Euganei, non di potenza anche perché il 2018 è stata un’annata più debole, sto lavorando ad un Merlot più elegante e con una beva più semplice rispetto al Merlot classico.”

E stappiamo CABERNET FRANC 2019.
Un vino più concentrato rispetto al precedente che ha scardinato tutte le certezze accademiche che avevo per aprire con le sue note olfattive una finestra nella memoria associandolo ai profumi di ginestra e orto che sentivo da bambina.
“Il vino è una bevanda edonistica, devi trovare piacere, devi assaporare quello che c’è, da prendere senza analizzare”. Ci salutiamo, ringrazio Alfonso per il suo tempo, i suoi consigli e i suoi racconti e per la dedizione che mette nel suo lavoro di produttore di un vino non solo buono ma anche denso di valore.

Matilde Morselli
15 giugno 2022